“THE OSCARS” Chi ha finalmente agguantato la statuetta?

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oscar-759Dal primo Oscar per Leonardo Di Caprio alla statuetta ad Ennio Morricone, per la miglior colonna sonora originale nel film The Hateful Eight. Entrambi erano emozionati e grati sul palco del Dolby Theater di Los Angeles, entrambi sono arrivati all’ 88esima edizione degli Oscar dopo anni di tentativi andati a vuoto. Cinque per Di Caprio, sei per Morricone che pure nel 2007 aveva ottenuto un Oscar alla carriera ma che non aveva mai smesso di sperare in un premio vinto per una delle sue straordinarie e leggendarie colonne sonore. Brie Larson è invece miglior attrice protagonista con Room.


2016-02-29T043613Z_1398420614_TB3EC2T0CS3TF_RTRMADP_3_AWARDS-OSCARS-kD7F-U1070352486964UNH-1024x576@LaStampa.itÈ stata una serata davvero speciale quella vissuta da Ennio Morricone, al Dolby Theatre per la consegna dei premi Oscar. Il compositore (riconoscimento alla carriera a parte) è riuscito a vincere il primo Academy Award, (per il film “The Hateful Eight”). Un lungo inseguimento vissuto con particolare emozione. Si tratta del secondo premio Oscar della sua vita, ma il primo ricevuto per una sua colonna sonora originale. Il primo infatti lo aveva ricevuto nel 2007, ma solo come riconoscimento onorario. Altre cinque volte era stato invece candidato senza ottenere nulla: nel 1978 per I giorni del cielo, nel 1986 per Mission, nel 1987 per Gli Intoccabili, nel 1991 per Bugsy e nel 2000 per Malena. Toccante il momento della standing ovation al maestro, che a ottantasette anni è salito sul palco accompagnato dal figlio Giovanni e, con la voce rotta dalla commozione ha ringraziato l’Academy, i colleghi candidati insieme a lui, Quentin Tarantino e Harvey Weinstein ma poi ha voluto concludere ringraziando la moglie, sua compagna di vita da 60 anni.


 

The-Revenant-04-1150x748Leonardo Di Caprio il protagonista di “RevenantRedivivo” Il film di Alejandro Gonzalez Inarritu che racconta l’epopea del cacciatore di pellicce nell’America dell’inizio dell’Ottocento, ferito da un orso e abbandonato dai compagni, ha deciso di condividere la serata degli Oscar 2016, una delle più importanti della sua carriera, con l’amica storica Kate Winslet. È lei che abbraccia subito dopo la vittoria del premio alla quinta nomination (come attore e una come produttore) ha finalmente agguantato la statuetta come miglior attore protagonista, è lei che l’ha accompagnato sul tappeto rosso dell’88esima edizione degli Academy Awards, dove hanno conquistato fan e fotografi. Leonardo DiCaprio e Kate Winslet restano una delle coppie più amate del cinema sin dal loro primo film insieme, Titanic, che nel 1997 portò entrambi alla notorietà. Sono tornati a recitare in coppia nel 2008 in “Revolutionary Road”, ma nel corso degli anni hanno condiviso tutti i capitoli delle proprie carriere e vite private. Di Caprio, quasi imbarazzato per il grande applauso, ha ricordato il lavoro degli altri nominati, ha salutato Tom Hardy che ha definito “un fratello”, ha ringraziato il regista e il direttore della fotografia e non ha perso l’occasione per parlare del tema che ha più a cuore: l’ambientalismo. “Nel 2015 siamo dovuti andare al Polo Sud per trovare la neve. Il cambiamento climatico sta minacciando la specie umana. Dobbiamo lavorare insieme e smetterla di posticipare, smetterla di sostenere leader che parlano per chi inquina ma non per gli indigeni che saranno toccati da questi cambiamenti. – ha detto – Non diamo per scontato questo pianeta come io non davo per scontata questa serata” commenta “E’ bellissimo ma non è il motivo per cui facciamo film. Abbiamo sopportato grandi difficoltà per fare un’opera d’arte”.

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310x0_1456721208447.88th_Academy_Awards___rain__2_Alejandro González Iñárritu il miglior regista decretato dagli Oscar 2016 per ‘Revenant’. Ha battuto Adam McKay con ‘La grande scommessa’, George Miller con ‘Mad Max: Fury Road’, Lenny Abrahamson con ‘Room’ e Tom McCarthy con ‘Il caso Spotlight’. “Non posso credere che stia accadendo. E’ fantastico ricevere questo premio ed è ancora più bello condividerlo con il cast e con tutti quelli che hanno lavorato. Leo (DiCaprio, ndr) tu sei il redivivo, grazie per aver dato la tua anima e la tua arte per questo film”. “Io sono fortunatissimo, ma molti altri non hanno avuto la mia stessa fortuna. Vogliamo un’opportunità per liberarci di tutti i pregiudizi. Il colore della pelle è irrilevante come la lunghezza dei nostri capelli”. Il primo messicano a rientrare come produttore tra le nomination per il miglior film (con ‘Babel’ nel 2006) e il primo a portarsi a casa una statuetta in quella categoria (con ‘Birdman’ nel 2014). Ma anche il primo a essere candidato come miglior attore per una volta (sempre per ‘Babel’), per due volte (sempre per ‘Birdman’) e per tre volte (con ‘Revenant’). Non fosse stato per il colpaccio del connazionale Alfonso Cuarón, che resterà nei libri di storia come il primo ‘miglior regista’ proveniente dal Paese centroamericano, il curriculim di Inarritu farebbe di lui un tesoro nazionale senza paragoni. Non che la sua vita, in retrospettiva, sembri quella di un predestinato. Quantomeno, non per forza dietro a una macchina da presa. Dopo un’esperienza da mozzo su navi da cargo nell’adolescenza e dopo una laurea in comunicazione all’Universitad Iberoamericana, Alejandro sembrava più orientato verso una carriera legata alla musica: prima come conduttore e quindi come direttore di una radio, poi come compositore di colonne sonore. L’esordio da regista arriva a 32 anni, nel 1995, con il pilot di ‘Behind the Money’, protagonista Miguel Bosé. Tempo cinque anni, e dal piccolo si passa al grande schermo, con ‘Amores Perros’, primo capitolo della trilogia sulla morte che comprenderà anche ’21 grammi’ (2003) e ‘Babel’ (2006). Seguiranno ‘Biutiful’ (2010), in nomination come miglior film straniero, ‘Birdman’, vincitore assoluto nel 2014, e quindi ‘Revenant’. Nella storia dei premi più celebri del mondo dello spettacolo, oltre ai suoi record, resterà anche la battuta che accompagnò la sua prima statuetta da regista: “Forse il prossimo anno il governo imporrà qualche regola sull’immigrazione all’Academy. Due messicani di fila, penso sia sospetto”. Se la competizione con Cuarón c’è, evidentemente è molto sportiva.


[Fonte:La Repubblica AnsaRainewsLa Stampa Spettacoli.]

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